Il teatro sociale per non dimenticare

Lo spettacolo/recital “Lo sterminio dimenticato” si inserisce all’interno del quadro delle attività relative al Progetto per l'inclusione e l’integrazione di bambini Rom, Sinti e Caminanti, promosso dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e attivo nelle maggiori città italiane tra cui Firenze.

In romanes, la lingua dei rom e dei sinti, Porrajmos (traducibile come divoramento o devastazione) è il termine con cui si indica la persecuzione e lo sterminio attuato nei loro confronti dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Si stima che circa 500.000 rom e sinti morirono all’interno dei campi di sterminio. La stima è verosimilmente in difetto causa la rimozione che per molti anni, questo sterminio, pianificato ed effettuato per ragioni puramente razziali, ha incontrato in quanto assimilato alle comunque feroci persecuzioni di "asociali", politici, omosessuali. I nazisti consideravano infatti l'asocialità zingara non un comportamento deviante ma un dato genetico. Come ricorda la storica e giornalista Giovanna Boursier, «Nei processi, a partire da quello di Norimberga, mai nessuno decise di sentire testimonianze di rom e sinti e, nonostante la Convenzione di Bonn, voluta dagli Alleati nel 1945, imponesse alla Germania di indennizzare le vittime di persecuzioni razziali, a loro la magistratura non concesse alcun risarcimento. Solo nel 1980, il governo tedesco riconobbe che sotto il regime nazista e nell'Europa occupata anche loro avevano subito una persecuzione razziale. E solo nel 1994 si è tenuta la prima giornata di commemorazione delle vittime rom del nazismo al Museo dell'Olocausto di Washington».

Un destino comune unisce quindi ebrei, rom e sinti, come evidenziato dalla testimonianza diretta di Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz: “Naturalmente la deportazione degli ebrei aveva una sua specificità perché, mentre gli altri potevano morire, gli ebrei dovevano morire. Questa era la differenza. Per gli ebrei esistevano le camere a gas, unicamente per loro. In un secondo momento, nell’estate del 1944, purtroppo anche per gli zingari fu decretata la stessa ‘soluzione finale’. Li hanno mandati a morire nelle camere a gas. Ebrei e zingari morivano per gas”.

 

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Per approfondimenti rimandiamo al sito Porrajmos.it e ai testi di Luca Bravi il maggiore studioso italiano del Porrajmos