Intervista a Alberto Lugli coordinatore del progetto educatori di strada Flash

Con Alberto Lugli, coordinatore per CAT da dieci anni del progetto di prevenzione Flash, attivo nei comuni della zona nord-ovest della provincia di Firenze, parliamo delle trasformazioni del lavoro educativo di strada rivolto ai giovani.

Il progetto Flash, finanziato dall’ASL 10, fra i più conosciuti e longevi servizi italiani basati sui principi dell’educativa di strada, è caratterizzato da due macro-obiettivi: la prevenzione all’uso/abuso di sostanze legali e illegali e l’informazione rispetto alle malattie a trasmissione sessuale. L’équipe del progetto è composta, oltre che da Alberto Lugli, da psicologi, animatori ed educatori professionali che, in orario pomeridiano, ma a volte anche serale e durante il week-end, contattano i gruppi di giovani nei loro luoghi di vita e di ritrovo (spazi all’aperto come giardini e piazze, circoli, bar ecc). Accanto al lavoro educativo di strada, compiuto a piedi o con l'ausilio di un camper attrezzato con materiale audio-visivo e animativo, l’équipe organizza eventi di vario tipo, in modo autonomo o con la collaborazione di associazioni e istituzioni, e che sono fondati sul coinvolgimento dei ragazzi stessi. Ciò avviene attraverso l’utilizzo di metodologie e di strumenti il più possibile aderenti agli interessi dei giovani stessi, quindi con mezzi quali la musica, i graffiti, il video, che diventano così veicoli di sensibilizzazione e di prevenzione.


“Alberto, nei tuoi dieci anni di esperienza di coordinatore, sono cambiati i consumi di sostanze legali e illegali? Se sì, come sono cambiati?”

“Sì, direi che ci sono stati dei cambiamenti. Il più importante è che l’età media di inizio dei consumi, sia per i maschi che per le femmine, si è abbassata. Per l’alcol l’età di inizio è oggi sui 13-14 anni, mentre per la cannabis e derivati è di poco superiore. Si è notato che il consumo di cannabis, rispetto a dieci anni fa, è più visibile: i ragazzi non si ritrovano più in luoghi appartati per fumare, ma lo fanno sempre più spesso anche in luoghi visibili. Questa dinamica si può forse ricondurre a quella che viene definita la “normalizzazione” della cannabis: i ragazzi valutano i vantaggi del suo consumo maggiori dei rischi, anche perché spesso non conoscono bene la legge o sottovalutano i rischi psico-fisici della stessa. In questo processo di normalizzazione agisce anche una maggiore tolleranza degli adulti e delle forze dell’ordine. Finché non c’è un problema di ordine pubblico in genere non si interviene, anche se il consumo è visibile.

Per l’alcol, diciamo che in generale c’è differenza negli stili di consumo fra i più giovani e i meno giovani. Mentre i secondi hanno un consumo regolare –l’aperitivo ecc-, i più giovani tendono a concentrarne l’uso nel fine settimana, con modelli di consumo radicali legati al divertimento.


“Ti riferisci al binge driking ? (consumo di grandi quantità di alcol, ai confini con l’abuso, ma limitato come frequenza d’uso)”

“Non molto, perché nei Comuni dove lavoriamo ci sono poche discoteche e pochi luoghi notturni di divertimento, che sono concentrati a Firenze, dove invece si osservano queste dinamiche estreme di consumo di alcol.”


“Al di fuori dall’attività educativa ordinaria, come progetto avete cercato negli anni di sviluppare strumenti e iniziative di tipo animativo, specie utilizzando la musica. Ci puoi spiegare qualche attività in particolare?”

“Sì, per noi la prevenzione passa anche attraverso attività animative. L’idea è di stimolare i ragazzi e le ragazze a produrre tempo libero significativo. In questo senso, andiamo nei gruppi cercando di capire quali sono i loro interessi nel tempo libero e cerchiamo di svilupparli insieme. Prima di tutto per la loro soddisfazione e poi perché ciò abbia ricadute positive sul territorio.

Ad esempio, abbiamo attrezzature musicali specifiche che mettiamo a disposizione di chi vuole imparare a fare il dj. Da anni organizziamo un festival musicale a Vaglia, il “Total Panik”, dedicato ai gruppi giovanili del territorio, che ha sempre visto una buona partecipazione e anche l’interesse da parte delle altre associazioni e delle istituzioni del territorio. Anche la musica elettronica per noi è importante, vista la popolarità che riscuote fra gli adolescenti. In ogni territorio abbiamo dei giovani dj, con i quali cerchiamo di organizzare dei piccoli eventi. L’idea è di creare con loro spazi di relazione e di espressione, che vedano coinvolte anche le varie agenzie presenti sul territorio (associazioni, circoli). Insieme cerchiamo di creare di produrre spazi e momenti di divertimento, facendolo però in condizioni di sicurezza.

Non ci limitiamo comunque, sul piano animativo, alla musica: utilizziamo anche altri strumenti espressivi, come il video, il fumetto e i graffiti.


“Riassumendo la tua esperienza, e pensando in particolare a come si è evoluto il progetto Flash in questi anni, quali sono dal tuo punto di vista il punto di forza e la debolezza della prevenzione?”

“Il punto di forza, il vantaggio del progetto è la flessibilità. Flessibilità nel senso che noi ci spostiamo nei luoghi di ritrovo dei giovani, perché difficilmente sono i giovani che cercano le risorse e le istituzioni. Flessibilità significa raggiungere quegli spazi e quei momenti dove i giovani vivono il tempo libero. Altro vantaggio è che tendiamo a essere il più possibile informali nei nostri rapporti con i ragazzi.

Il limite maggiore di Flash, come di un po’ tutta la prevenzione, è la scarsa visibilità del lavoro che facciamo. La prevenzione ha tempi lunghi, e non sempre ne misuriamo i risultati concreti. Quando invece facciamo eventi o iniziative, i giovani vedono il lavoro fatto insieme con più chiarezza.

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